SEDICESIMO


Via di qua

Andiamocene di qua, andiamo via
da questa discarica di speranze deluse,
da questa gente che non crede in niente,
che pensa solo a sopravvivere al vicino,

via da tutte queste promesse tradite,
da questi occhi persi nello smartphone,
da questo andare e venire senza scopo
da un supermercato a un bar a una boutique,

via da questo baccano senza senso,
da questo girare insulso di auto e ruote,
bici e immigrati col navigatore in cerca
del tizio che ha ordinato quattro pizze,

via da questo eterno spogliatoio di palestra,
di lido del Duomo su un Adriatico d’asfalto,
di vecchi combinati come infanti
loro e le loro braghette e il berrettino

come dei Trump rimbambiti che non hanno
neanche la scusa d’essere americani,
ma arrivati da Menfi o da Rovigo per il pane
e ora ridotti a tirare sera ai giardinetti,

via, via, via di corsa andiamo via da qui,
da noi, sì da noi stessi, andiamo via,
da questa Milano tradita e traditrice,
che tutto oggi è finzione e tradimento,

andiamo via, a cercare di capire
dove ci siamo persi e per che cosa,
cosa ci è stato dato in cambio di quello
che eravamo, noi, la nostra fatica, il nostro orgoglio.

6 luglio 2025, ai milanesi