
Al Bar Milano
Così, pareva appena uscita dal portone
di una casa vecchia e riassestata,
di quelle che ora son rimesse in sesto
giusto per i milanesi così,
come lei di passaggio.
Impaziente, ci sfiorava con sguardo indifferente
come se stesse cercando qualche cosa,
oppure aspettando qualcuno,
come dovesse aspettarlo qui,
al Bar Milano sotto casa mia,
tra noi, pochi habituè appoggiati al banco,
passò raccattando qualche occhiata,
scelse dalla vetrina un cornetto,
disse -un cappuccino con panna,
fuori per favore- e uscì,
fuori, a sedersi a un tavolino all’ombra,
lasciò cadere accanto ai piedi
qualche migliaio d’euro di borsa,
così, con noncuranza studiata
lì, di fianco ai piedi, per terra.
Finii il mio solito caffè macchiato freddo
poi salutai Michele e me ne andai,
già stanco di questa stolida Milano
da comprare, da vendere, fiutare,
da bere, da consumare, da gettare,
da sfruttare, da noleggiare, abbandonare,
insieme alle sue ottanta week
di qualcosa di superfluo e di lussuoso,
d’intralcio alla vita di ogni giorno,
ma indispensabili alla vita di Milano.
30 giugno 2025