
Generazioni
Mi dicono che io appartengo
alla Generazione Silenziosa
anche se non corrispondo
a nessuna sua descrizione,
non essendo io un patriota,
un padre o un prepotente.
Così navigo imbarazzato
tra gli esempi generazionali
di umani definiti soltanto
dalle tecnologie che han trovato
affacciandosi alla vita
o assunte con le prime poppate.
Annichilito sopra il divano
ho assistito a un concerto
da piazza del Duomo a Milano,
50.000 tra la Zeta e la Alpha
seminudi, urlanti a memoria
deliranti e inutili testi,
non perché privi di senso,
perché coperti dagli urli dei fans
che sapevano tutte a memoria
le parole di ogni canzone,
senza più sapere peraltro
che dare ditate a dei tasti.
Il repertorio di dodici artisti
In canottiera o in mutande
lo hanno urlato tutto a memoria,
come se la loro esistenza
non contenesse nient’altro
da urlare a una televisione
che parole stampate nel cranio
da smartphone, cuffiette, computer,
da una piazza o uno stadio vocianti,
allevati in batteria come i polli
sinapsi e neuroni in vacanza
che tanto non servono a niente,
bastava esserci e urlare,
domani in un selfie e ora là.
31 maggio 2025