
Il gelato
Affondo il cucchiaino nel bianco affascinante
di un gelato alla panna con striature rossastre,
dice di essere fatto con prodotti naturali
privi di conservanti e latte munto in Italy,
il sapore mi piace, un cucchiaino tira l’altro,
richiudo la vaschetta, non devo esagerare,
apro il freezer e ricordo la ghiacciaia di mia nonna,
una cassetta di legno foderata di lamiera,
l’uomo con il ghiaccio in spalla e il carretto nella strada,
il cavallo con il muso nel sacco della biada
e i gelati li vendeva dentro coni di biscotto,
uno col motocarro che passava in paese il giovedì,
lo compravi, lo mangiavi ed era finita lì,
che dentro la ghiacciaia il gelato si squagliava
come a tenerlo in mano, o poco più lentamente,
e poi un cono era un cono, mica era una vaschetta.
Con la vaschetta in mano mentre la metto in freezer
mi vien fatto di pensare a che cosa tengo in mano,
richiudo il frigorifero e così parte un altro film,
un giorno bussa alla porta una signora ben vestita,
con una strana borsa piena di scatolette
chiedendo alla nonna se conosceva i Tupperware,
mia nonna che di lingue parlava solo l’emiliano
la guarda e poi borbotta “ma c’sa vòl sta chi?”,
che tradotto dal reggiano è “cosa vuole questa qui?”,
poi richiude la porta e ritorna a pedalare
sulla sua vecchia Singer a rivoltare un paltò
o a mettere le toppe “ai breg dal so omm”,
l’eroe della Milizia che non si è più ripreso
dall’idea che Mussolini ormai non torna più
e lui aspetta la chiamata del Comune di Milano,
gli hanno promesso un posto, la nonna non ne può più.
Finito il film ritorno alle diecimila vaschette
vuotate nella mia lunga carriera di goloso,
risciacquate e buttate nella differenziata
e alla signora che vendeva i Tupperware,
a una trivella in Texas che succhiava petrolio
preparando le microplastiche del futuro,
a ciò che la gente mangia insieme ai pesci
alla Tupperware Brand Corporation,
1946, et voilà!
24 giugno 2025