Siamo molto impegnati
Giriamo l’uno appiccicato all’altro,
tutti quanti con gli occhi fissi a terra
oppure sullo smartphone d’ordinanza,
senza il quale non si esce più di casa,
ci schiviamo come se avessimo un radar
piazzato giusto sulla sommità del naso.
In coda per l’acquisto di un I phone,
in fila per i saldi dell’inverno,
in otto fermi aspettando un ascensore,
in doppia fila per lasciare il pupo a scuola,
duecento mani a frugare sui banchi
tra gli stracci scartati dalla moda.
Attesa di due ore per un tavolo
poi altre due tra un primo e un secondo,
al mattino cornetto gelato e cappuccino
dopo mezz’ora tra cassa e coda al banco,
per la vita basta un anno e compi gli anni,
ma all’ospedale tre mesi sono tre anni.
Ci vediamo domani ma non è detto,
passo a prenderti alle sei ma forse le otto,
sentiamoci più tardi o anche domani,
scusa ma ti confesso il tempo vola,
lo so ti avevo detto per le sette
ma ormai sono le dieci e forse tardo.
Cosa stia succedendo non capisco,
ormai più nulla corrisponde a niente,
un orologio si domanda che ci fa
abbarbicato a un polso, mio, tuo, suo,
e per il calendario stessa sorte,
la scala delle urgenze e degli impegni,
era una vecchia urgenza del passato.
