XVIII^
 

Sono un ateo agnostico, non per scelta, anzi, trovo che sarebbe oltremodo comodo credere in un dio, uno qualsiasi, semplicemente crederci davvero. Avere fiducia nell’esistenza di una Entità, indefinibile e talmente superiore da permettermi di affrontare con serenità le scelte che un uomo deve compiere nel corso della sua esistenza, perché tanto tutto è già scritto, previsto fin nei minimi particolari, incasellato in un disegno inconoscibile del quale, appunto, non mi è dato sapere. La salvezza eterna, in un “dopo” meraviglioso, in cambio di una generica e acritica bontà e osservanza del dettato delle sacre scritture, una a scelta, che tanto ogni religione ne ha un certo numero. Non so molto di religioni, neppure di quella alla quale mi trovo iscritto per nascita, e non per disinteresse. Banalmente non credo, tutto qui, cioè niente e nessuno, né parenti né scuola, né preti né suore prima, né libri né vita poi, mi hanno convinto dell’esistenza di un dio. Anzi: tutto ciò che mi è stato detto sull’argomento, tutto ciò che ho letto, non ha fatto altro che allontanarmi dalla possibilità di credere. Quale dovrebbe essere il mio dio: quello dei cattolici, quello degli islamici, o quello degli ebrei? Perché uno dovrebbe essere migliore o preferibile a uno degli altri? E perché ciò che insegna un prete dovrebbe essere più vero di quanto predicano un rabbino o un imam? Da che cosa trae l’autorità morale necessaria a ergersi a custode della vera fede, della Verità? Come posso credere a un dio che ha eletto una sola fettina dell’umanità intera a Suo popolo, come si pretende che abbia fatto il dio di Israele? E che cosa ha mai fatto di tanto esecrabile questo suo popolo per meritarsi Hitler e Mussolini, visto che “non si muove foglia che dio non voglia”? E, tra l’altro, gli altri abitanti del pianeta a chi apparterrebbero, di grazia? Come può conquistarmi la mente e il cuore il dio dei cattolici, che i suoi stessi sacerdoti definiscono terribile e misericordioso a un tempo? Cos’è, un ossimoro? Non arrischierò domande sul dio degli islamici, visto che ne esiste una versione unica, come per le altre religioni monoteiste, ma che per numero e varietà di “autentiche interpretazioni” fa una concorrenza spietata a quello della galassia dei cristiani in genere. Insomma, di chi dovrei fidarmi, di che cosa, per credere, avvicinarmi a una fede o a un’altra, qualora ne fossi attratto? Dopo essermi posta la domanda mi sono anche dato la risposta: dovrei credere perché diversamente non saprei spiegarmi che cosa io sono, da dove vengo, dove vivo, se siamo o meno soli nell’universo, e che cos’è l’universo, come è nato, qual è il Principio di tutto, visto che la scienza in proposito arranca ancora. Ecco perché alla definizione di ateo, nel mio caso, aggiungo quella di agnostico. Chissà, forse un giorno o l’altro cascherò da cavallo, ma per ora continuo a rimanere allibito nel sentire un telegiornale che racconta, per bocca di un pastore anglofono di non so quale branca del cristianesimo, che la famiglia del primo americano ucciso da Ebola ha superato la quarantena ed è quindi sana e salva. Contento per loro, ma allibito perché il pastore, e per suo tramite la famigliola, si dichiarano felici e ringraziano dio per averli salvati. Del perché quel dio abbia lasciato morire il capofamiglia, per non parlare di tutti gli altri poveri cristi africani, non vengono fornite notizie. Forse sono stati cattivi, e comunque i disegni del Signore sono misteriosi, e poi chissà quali delizie ha in serbo per loro. Dopo. Non mi dispiacerebbe, svegliandomi in un mattino d’autunno grigio come questi che ci stanno accogliendo, scoprirmi semplicemente convinto che dio c’è, che è buono, che ci vuole tanto bene, e che l’inferno, il cancro, la fame, le pestilenze, le guerre, sono solo sue invenzioni per farci fare i bravi, solo delle fole per spaventarci un po’, solo suggestioni. Come l’Uomo Nero, insomma.