XIV^
28/9/2014

Che fine hanno fatto l’informazione vera, il doveroso e dignitoso controllo delle notizie, la saggia percezione se sia o meno il caso di aprire bocca in pubblico, di divulgare, di raccontare ai quattro venti?

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Che fine hanno fatto l’informazione vera, il doveroso e dignitoso controllo delle notizie, la saggia percezione se sia o meno il caso di aprire bocca in pubblico, di divulgare, di raccontare ai quattro venti? Esiste ancora qualcuno che prima di parlare o battere dei tasti si domandi se sia o meno il caso di esternare tutto ciò che sa, pensa, ha sentito, o che semplicemente gli sembra? Non passa ora senza che un uomo politico, davanti alla ghiotta offerta di un microfono, non si tuffi a spiegare come non sia d’accordo con il segretario del suo partito, con il governo del quale magari fa parte, con un compagno di coalizione che ha parlato dieci minuti prima di lui. Un presunto assassino non fa neppure in tempo ad allontanarsi dal luogo del delitto che già giornali e telegiornali spiegano a che punto sono le indagini, su chi cadono i sospetti, quante tracce del DNA, e di quante persone, si sono trovate su un paio di mutande. Misteriosamente trapela dove le forze dell’ordine stanno cercando il forse assassino, com’era vestito, che numero di scarpe porta e che auto guida. Basta che un’equipe di ricercatori farmaceutici scopra che “forse, può darsi, potrebbe anche essere, chissà mai, in un prossimo futuro…”, che già tutti i media si precipitano a urlare alla scoperta che sconfiggerà sia il cancro che le verruche. Non c’è giudice o pubblico ministero che possa uscire da un tribunale senza che decine di microfoni tentino di fargli dire ciò che chiaramente l’interpellato non dovrebbe poter dire; e che però evidentemente qualcuno del suo entourage dice. Dopo di che via, lenzuolate di quasi notizie che intasano carta e video senza nulla aggiungere di interessante o di nuovo al chiacchiericcio mediatico e da bar che già circola. Contemporaneamente, però, informando il delinquente latitante sullo stato di avanzamento delle indagini, sulle zone in cui lo stanno cercando e su dove sono stati predisposti i posti di blocco. Nel caso della ricerca farmaceutica, creando aspettative e speranze infondate e favorendo fortune criminali ai danni di chi il cancro ce l’ha e dei suoi familiari. C’è un’opinione pubblica che ha il diritto di venire informata, è l’obiezione con cui solitamente si risponde ad argomentazioni di questo genere, le pochissime volte che qualche voce si leva a contestare la valanga di espedienti usati da televisioni e giornali per giustificare la loro presenza quotidiana sul mercato, che è di questo che si tratta, in definitiva. Ma l’informazione non consiste nel riportare tutto ciò che si è sentito dire. La mania ossessiva di ogni singolo uomo politico di dire la propria opinione, di puntualizzare pubblicamente la propria posizione personale su ogni particolare discusso o previsto di un programma politico che si va configurando, attraverso legittime contrattazioni e mediazioni tra le diverse parti di una coalizione o di un partito politico, ottiene l’unico risultato di convincere noi, peregrini votanti, che non c’è niente da fare e da sperare. Non è informazione, quella con la quale veniamo bombardati, è solo una solenne sbornia comunicativa alla quale nessuno sa più rinunciare, dentro la cui ridondanza inutile nessuno di noi si raccapezza più. Non ci raccapezziamo più, ma forse accade solo a me, perché persino un anarchico fuori tempo massimo come me si aspetterebbe che una coalizione politica si battesse allo sfinimento a porte chiuse, nei luoghi deputati e poi, solo poi, si presentasse attraverso un portavoce a dirgli quale accordo hanno raggiunto le varie componenti, quale progetto intendono realizzare insieme e come, in che tempi, quale sia il futuro che vogliono per noi tutti: allora sì che potrei dire sì o no, con convinzione e sapendo che questo è almeno un accordo raggiunto, essendomi ormai rassegnato all’inattualità delle mie idee, ed essendo quindi rassegnato anche a votare. E poi basta microfoni a Tizio, Caio e Sempronio: se si dicono democratici, se sono in quel partito, coalizione, si adeguino a ciò che ha deciso la maggioranza, altrimenti quella non è più la loro casa, se ne vadano senza parlare di tradimenti e altre stupidaggini: Berlinguer è morto insieme al PCI, e da lì in avanti la parola tradimento non ha più senso: l’ha perso perché trasformata in normale pratica politica da capi, capetti e relative corti. La ricerca farmaceutica ha meriti enormi e va sostenuta con ogni mezzo, ma da quella cerchia di addetti ai lavori non deve uscire nulla che alimenti speranze fasulle in persone già più che sfortunate. I risultati di questa ricerca, i piccoli passi della scienza, come è possibile che diventino di dominio pubblico senza che chi propaga la notizia sia responsabile della loro attendibilità? Informare è trasmettere notizie verificate, non chiacchiere di corridoio o supposizioni. La televisione aggiunge alle parole una messe di immagini, anche se spesso aggiornate e inerenti come un triciclo da gelataio in un servizio sulle sonde spaziali. Su questo, e sull’immediatezza del servizio, basa la sua primazia ormai indiscutibile sul mercato della comunicazione di massa. Dico mercato e dico comunicazione perché di informazione vera non è che ne circoli molta, neppure nei vari salotti serali, passerelle televisive per i professionisti della politica, oltre che, più prosaicamente, occasioni golose di rendita pubblicitaria per le varie reti. Che dire? Anche io le “bottiglie” le scrivo nella presunzione che qualcuno le legga, però lo faccio gratis e in buona fede.