IX^
2/9/2014

So già che quando avrò finito di scrivere questa bottiglia mi sentirò più o meno come se l’avessi bevuta tutta: mal di testa e nessuna risposta alle domande.

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So già che quando avrò finito di scrivere questa bottiglia mi sentirò più o meno come se l’avessi bevuta tutta: mal di testa e nessuna risposta alle domande. Oltre a essermi senza dubbio alienato la simpatia di una parte di chi legge questi messaggi. Ma tant’è, almeno le domande, e qualche abbozzo di risposta possibile, bisogna pure cominciare a porsele. Dunque: accendo il televisore e nel giro di pochi minuti, io con la mia forchetta a mezz’aria o sdraiato sul divano, mi compare davanti il viso di John, un bimbo nero macilento e dallo sguardo implorante, mentre una voce assurda mi invita a fare quanto in mio potere perché il bimbo, che oggi non ha mangiato, possa almeno mangiare domani. La voce improbabile me lo dice con la stessa intonazione che potrebbe usare per invitarmi a radermi le ascelle o a comperare una lozione da barba per sciupafemmine d’antan. Le prime volte la visione del bimbo mi ha bloccato, boccone di traverso o divano improvvisamente scomodo, poi, complici i numerosi RID a favore di svariate organizzazioni benefiche che distillano dal mio conto corrente il poco che è possibile spremere, ho cominciato a usare il bimbo come strumento di riflessione, e spero proprio che il piccolo non me ne voglia per l’apparente cinismo. La prima riflessione mi sembra davvero ovvia: alle varie e meritevoli campagne di vaccinazione o d’altro che si intraprendono in quei paesi,  ne aggiungerei una capillare e seria di educazione a una procreazione responsabile, completata da una altrettanto capillare distribuzione gratuita e controllata di ogni forma di anticoncezionale esistente, magari per mano o siringa degli stessi missionari che parlano di diritto e sacralità della vita. Vita? Mentre penso a questo mi passano davanti agli occhi le immagini di svariati papi, intenti chi a baciare e chi a benedire o prendere in braccio bimbetti di ogni nazionalità, colore, fede, sanamente sgambettanti o tristemente malati, ma non il famoso bimbetto dello spot televisivo e i suoi fratellini: perché? La risposta che azzardo è che se quel bimbo dovesse chiedere a un papa, magari davanti a una dozzina di telecamere, quale misterioso e divino volere lo ha condannato a un’esistenza del genere, credo che il sant’uomo si troverebbe non poco in imbarazzo nell’inventarsi una risposta decente. Soprattutto in considerazione dell’ostinato ostracismo della sua chiesa a qualsiasi proposta di semplice buonsenso. Stiamo giustamente inorridendo davanti all’incomprensibile ferocia di una miriade di formazioni terroristiche che si rifanno a una delle svariate versioni di unico dio in circolazione: dicono che “dio lo vuole”, esattamente quello che dicevano i crociati e che dicono i soldati di ogni esercito in procinto di scannarsi. E’ anche ed esattamente quello che la chiesa, se interpellata, risponde a proposito del bimbetto nero. Non lo so, ma spero che tutte, veramente tutte le ONG, le ONLUS, le organizzazioni nazionali o transnazionali, confessionali o laiche, mediche o anche solo e semplicemente assistenziali, stiano attivamente e decisamente operando, e non soltanto per vaccinare o dare da mangiare domani a John, ma soprattutto per convincere i suoi genitori che l’uso di preservativi e anticoncezionali è senza dubbio visto di buon occhio da qualsiasi dio che abbia veramente a cuore il genere umano. In alternativa questi piccoli continueranno a essere solo una incolpevole e formidabile arma di pressione su di noi, società che si crede povera ma che sotto sotto sa di non esserlo, oltretutto senza particolari meriti e con molte responsabilità nei riguardi di questo stato di cose. Mi limito a dire pressione e non ricatto per rispetto di quel gran numero di medici, volontari e missionari che considerano i piccoli e sfortunati John solo degli esseri umani da aiutare, però non posso non chiedermi come giustificherebbero la loro esistenza la chiesa cattolica e tutte le altre galassie assistenziali se un improvviso miracolo risolvesse davvero il problema dei piccoli John denutriti che ci vengono mostrati tra un telefilm e un detersivo. Ecco, vorrei tanto sbagliarmi, ma credo proprio che John continuerà ad abitare tristemente i nostri schermi, per la semplice ed elementare ragione che anche quel bimbo è entrato in qualche modo a far parte del mercato, come i quattro soldi dei miei RID benefici. Un mercato fatto di buone intenzioni e di calcoli cinici, di vera compassione, solidarietà e  opportunità personali, e che, come ogni altro settore di mercato, necessita anch’esso di stipendi, bilanci, investimenti. Soldi. I miei come quelli di uno stato o una multinazionale intenti a rifarsi il trucco, una farmaceutica o una fabbrica di armi che pensano così di salvarsi la faccia, e che tutti insieme sono contemporaneamente responsabili della trasformazione delle foreste in deserti, dei mari in discariche, dei paesi in cumuli di macerie e campi profughi. In sintesi: di quasi tutte le ragioni per cui John ieri non ha mangiato. Non sono un credente, ma sarei davvero felice se Francesco, che attualmente sembra essere l’unica autorità morale d’Occidente, proponesse una lettura del suo dio meno inflessibile, mi permetto di dire più umana, e trovasse il coraggio necessario a impartire al suo esercito disposizioni e risposte risolutrici, invece che esortazioni: molti potenti avrebbero serie difficoltà a non seguirne l’esempio. Io continuerei con i miei RID, contento di sapere che  servono solamente a mandare John a scuola, invece che a far mangiare un ragazzino che, se mai riuscirà a sopravvivere a fame, inquinamento, mitra e malattie, umanamente e comprensibilmente non potrà fare altro che odiarmi.